Assicurazioni - Rivista di diritto, economia e finanza delle assicurazioni privateISSN 0004-511X
G. Giappichelli Editore

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Parità di genere e mercato assicurativo Long Term Care (di Federica Pes, Assegnista di ricerca in Diritto dell’economia nell'Università degli Studi di Cagliari)


Il saggio, dopo aver preso brevemente in considerazione la promozione del principio della parità di genere nelle attuali politiche nazionali e sovrannazionali con particolare riguardo all’ambito del mercato assicurativo, si sofferma sull’attuazione di tale principio nel contesto dell’assicurazione contro il rischio di non autosufficienza, muovendo dalla constatazione che quest’ultima tipologia di rischio interessa più intensamente il genere femminile rispetto a quello maschile. Nella prima parte della trattazione, si evidenzia la maggiore esposizione della donna alla perdita della propria autonomia e ci si interroga sull’eventualità che tale elemento possa rilevare sul piano del trattamento assicurativo; nella seconda parte, invece, si pone in luce come la copertura per il rischio di non autosufficienza possa divenire, essa stessa, un valido strumento per la realizzazione dell’emancipazione femminile e si considerano le strategie protese ad una più ampia diffusione e valorizzazione di siffatto modello.

Gender equality and Long Term Care insurance market

The essay, after having considered the promotion of the principle of equality between men and women in current national and supranational policies with particular regard to the insurance market, focuses on the implementation of this principle in the context of insurance against the risk of non-self-sufficiency, starting from the observation that this latter type of risk affects the female gender more than the male. In particular, in the first part of the essay, the greater exposure of women to the loss of autonomy is highlighted and the question is raised as to whether this factor can be relevant in terms of insurance treatment; in the second part, on the other hand, it is noted how coverage for the risk of non-self-sufficiency can itself become a valid instrument for the realisation of female emancipation and strategies aimed at a wider diffusion and promotion of this model are considered.

SOMMARIO:

1. Parità di genere e mercato assicurativo - 2. Parità di genere ed assicurazione Long Term Care - 3. L’impatto di genere nell’esposizione alla condizione di non autosufficienza e nelle polizze Long Term Care - 4. L’assicurazione per il rischio di non autosufficienza quale strumento di empowerment femminile - 5. Strategie per la valorizzazione del modello assicurativo Long Term Care - NOTE


1. Parità di genere e mercato assicurativo

La promozione del principio della parità di genere [1] ed il correlato raggiungimento dell’emancipazione femminile costituiscono, oramai da tempo, obiettivi cruciali di una serie di numerose ed ambiziose politiche avviate tanto a livello nazionale [2], quanto a livello europeo e mondiale [3]. L’attuazione della gender equality si inserisce, peraltro, anche nel solco del più ampio processo di sviluppo sostenibile, atteso che la stessa – inquadrata notoriamente nel Goal 5 dell’Agenda ONU 2030 [4] – viene ivi definita “non solo un diritto umano fondamentale, ma la condizione necessaria per un mondo prospero, sostenibile e in pace” ed opportunamente posta alla base di una inclusione sociale, piena e reale [5]. Nonostante, però, siano stati fatti notevoli passi avanti nel cammino verso la parità di genere, tutt’oggi si registrano gravi divari tra uomo e donna in molteplici campi della vita della società, i quali impongono la prosecuzione ed il rafforzamento delle strategie di contrasto al gender gap [6]. Nell’ottica anzidetta, anche nel mercato lato sensu finanziario, si rinviene un interesse crescente [7] – seppure, forse, ancora a raggio troppo modesto [8] – rispetto al tema dell’uguaglianza di genere ed alle relative azioni da intraprendersi, senza dubbio altresì riconducibile alla più generale e moderna tendenza del predetto mercato a conformarsi ai fattori di sostenibilità c.dd. ESG (Environmental, Social and Governance) [9]. Focalizzando l’attenzione sul mercato assicurativo, specifico campo di disamina in questa sede, si segnalano quantomeno due principali segmenti dello stesso in cui si riscontra, in misura maggiormente marcata, l’adozione di iniziative volte all’attuazione del principio della gender equality. Per un verso, la sensibilità alla tematica si è recentemente rivolta al profilo della governance delle imprese di assicurazione, tramutandosi nell’ema­nazione del d.m. 2 maggio 2022, n. 88 [10]. Mediante il suddetto provvedimento, il Ministero dello Sviluppo Economico, all’art. 10, dopo aver dato atto della necessità di una diversificazione, sotto plurimi versanti, nella composizione degli organi societari dei soggetti esercenti l’attività assicurativa (commi 1 e 2) [11], ha sancito, con precipuo [continua ..]


2. Parità di genere ed assicurazione Long Term Care

Il tema della parità di genere calato nel mercato assicurativo si presta, infatti, ad essere indagato con particolare attenzione nell’ambito dell’assi­curazione contro il rischio di non autosufficienza considerato che quest’ul­tima tipologia di rischio interessa più intensamente – e sotto differenti profili – il genere femminile rispetto a quello maschile. Ai fini dell’indagine, non pare superfluo rammentare preliminarmente che l’assicurazione contro il rischio di non autosufficienza, pure detta Long Term Care (LTC) [16], è ancora poco conosciuta nel mercato italiano, seppure in fase di crescente diffusione [17]. Tramite tale contratto, l’assicurato si garantisce una prestazione in denaro ovvero in natura [18] per l’eventualità di perdere un giorno la propria autonomia nello svolgimento delle attività più elementari del vivere quotidiano [19], sia allorquando la predetta perdita consegua ad un infortunio o ad una malattia sia qualora essa derivi, invece, dal naturale processo di senescenza. La copertura de qua si rivela, pertanto, di indubbia importanza nel contesto sociale odierno, nel quale si registra notoriamente un allungamento della vita media, un drastico calo della natalità nonché una diversa composizione dei nuclei familiari, oramai alquanto ristretti [20]: un contesto ove, dunque, il problema della non autosufficienza della popolazione – soprattutto anziana – sarà sempre più sentito [21] tanto che, stando alle recenti indicazioni provenienti dall’Autorità di vigilanza del settore assicurativo, lo stesso sarebbe configurabile quale vero e proprio evento catastrofale al pari delle catastrofi di carattere ambientale [22]. Ebbene, nell’ambito del modello assicurativo appena delineato, sembra che la differenza di genere possa assumere rilievo quantomeno sotto una duplice prospettiva.


3. L’impatto di genere nell’esposizione alla condizione di non autosufficienza e nelle polizze Long Term Care

Sotto un primo versante, si osserva che le donne sono maggiormente esposte rispetto agli uomini alla perdita della propria autosufficienza [23] a causa di taluni fattori, tra cui una più lunga aspettativa di vita [24] ed una più elevata esposizione a malattie autoimmuni [25] ovvero legate al declino cognitivo [26]. Il genere – femminile o maschile – è, quindi, astrattamente, un elemento di cui l’impresa assicurativa potrebbe tener conto nella valutazione del rischio e nella conseguente individuazione delle condizioni di polizza, atteso che, come risaputo, il contratto assicurativo è fortemente connotato dall’alea [27] e necessariamente basato sulla considerazione della differente esposizione al rischio dell’assicurato [28]. Senonché, va dato atto che, nel campo assicurativo, a seguito della pronuncia della Corte di giustizia UE del 1° marzo 2011 (c.d. sentenza Test-Achats) [29], il genere non può più essere considerato un fattore di valutazione del rischio idoneo a determinare un diverso trattamento. Con la citata sentenza, infatti, la predetta Corte, muovendo da un caso relativo al settore r.c. auto [30], ha dichiarato, con effetto dal 21 dicembre 2012, l’invalidità dell’art. 5, n. 2, della direttiva 2004/113/CE del 13 marzo 2004 che “attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l’accesso a beni e servizi e la loro fornitura”, il quale ammetteva una deroga alla parità di trattamento fra uomo e donna nell’ap­plicazione dei premi assicurativi e delle prestazioni individuali sulla base di “pertinenti dati attuariali e statistici”. In quell’occasione, la Corte di giustizia UE ha ritenuto che una simile disposizione fosse “contraria alla realizzazione dell’obiettivo della parità di trattamento tra donne e uomini perseguito dalla direttiva 2004/113” e, pertanto, che la stessa non fosse compatibile con gli artt. 21 e 23 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ove viene sancito, rispettivamente, il divieto di discriminazione di genere ed il principio di parità tra uomo e donna. Ad ogni modo, a seguito dell’evocata pronuncia – che ha riscosso particolare dibattito in dottrina [31] –, è intervenuta la Commissione europea, la quale ha [continua ..]


4. L’assicurazione per il rischio di non autosufficienza quale strumento di empowerment femminile

Passando alla seconda prospettiva di indagine, si riterrebbe, invece, che l’assicurazione per la non autosufficienza possa rappresentare, essa stessa, un importante strumento per la mitigazione del divario di genere. Occorre considerare, infatti, che ancora oggi le donne sono impegnate in misura maggiore rispetto agli uomini nella veste di caregivers, anche familiari e, pertanto, coinvolte più intensamente nelle attività di cura e assistenza, tra l’altro [40], dei soggetti non autosufficienti [41]. Pure in ragione dell’ampia occupazione femminile su quest’ultimo fronte, si registra un gap di genere a sfavore delle donne nella partecipazione alle attività lavorative, sociali, politiche ed economiche [42]. Nonostante quanto sopra, la posizione della donna, sotto il predetto versante, non viene efficientemente tutelata dallo Stato [43], da solo incapace, specie a causa della nota carenza di risorse pubbliche, di far fronte compiutamente alla questione della non autosufficienza della popolazione ed ai correlati bisogni delle figure di cura [44]. Peraltro, sebbene il problema dell’inef­ficienza dell’intervento pubblico abbia recentissimamente condotto ad una – tanto auspicata – riforma nazionale della non autosufficienza [45] – sui cui esiti occorrerà attendere [46] –, lo stesso, nel frattempo, ha lasciato un considerevole vuoto di tutela ed ha favorito l’attenzione verso strumenti alternativi – di matrice privatistica – preordinati alla tutela delle persone prive di autonomia [47]. Ebbene, nello scenario delineato, anche il contratto assicurativo per la non autosufficienza, seppure in via integrativa rispetto alla tutela pubblicistica, potrebbe rappresentare, ove opportunamente valorizzato [48], un importante tassello delle politiche Long Term Care [49] e, conseguentemente, per quanto interessa in questa sede, costituire altresì una preziosa componente delle politiche di contrasto alle differenze di genere. Appare chiaro, infatti, che l’assicurazione in esame si rivela atta a rispondere non solo ad un’esigenza del singolo assicurato – pur di per sé destinata ad aumentare in modo esponenziale nel prossimo futuro e rilevante per l’ordinamento giuridico – ma finanche ad un bisogno più esteso – altrettanto importante per la società e [continua ..]


5. Strategie per la valorizzazione del modello assicurativo Long Term Care

Alla luce delle esternalità positive del modello assicurativo de quo, e dinnanzi agli allarmanti trends demografici e sociali in atto, si ritiene opportuno dedicare qualche considerazione conclusiva alle strategie volte a favorire la diffusione dell’assicurazione per la non autosufficienza. A tal proposito, si evidenzia preliminarmente la necessità di coltivare la conoscenza relativa a tale copertura, assai meno nota rispetto alle altre assicurazioni della salute presenti nella prassi nazionale quali le assicurazioni contro gli infortuni e/o le malattie e l’assicurazione di spese mediche. Si tratterebbe, in altri termini, di promuovere, con particolare enfasi per quanto concerne il settore LTC, l’educazione finanziaria della popolazione [51], la quale è del resto notoriamente favorita – anche in forza del recente art. 25 della c.d. Legge Capitali – in relazione a tutti i prodotti finanziari in senso lato [52] nonché particolarmente incoraggiata proprio qualora sia rivolta alla componente femminile [53], atteso il divario di genere tutt’oggi riscontrabile a sfavore delle donne sul piano dell’alfabetizzazione finanziaria e dell’accesso ai relativi servizi [54]. Fermo quanto sopra, non si può sottacere, tuttavia, che il principale ostacolo ad un massiccio ricorso all’assicurazione contro il rischio di non autosufficienza rimane rappresentato dall’elevato importo del premio assicurativo contemplato, il quale, peraltro, risulta graduato a seconda dell’età del soggetto interessato a stipulare la polizza e, nella specie, più cospicuo all’aumentare della stessa. A fronte di quest’ultima problematica – comune, invero, a tutte le assicurazioni private della salute – è stata anzitutto sottolineata la possibilità di potenziare la leva fiscale [55]. Più ampiamente – tenuto conto della crisi del Welfare State e del correlato ruolo di “Terzo pilastro” della previdenza che, in siffatto contesto, l’assicurazione privata è chiamata a svolgere [56] – in seno a talune Authorities ed attori istituzionali del mercato finanziario è stata prefigurata l’opportunità di un welfare integrato pubblico-privato [57] in cui tanto polizze private quanto fondi sanitari integrativi [58] possano essere maggiormente regolamentati e [continua ..]


NOTE