Assicurazioni - Rivista di diritto, economia e finanza delle assicurazioni privateISSN 0004-511X
G. Giappichelli Editore

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Affidabilità e capacità persuasiva dell´event data recorder nell´accertamento della responsabilità per danni ex art. 2054 c.c. (di Giulia Biagioni, Avvocata e dottoranda di ricerca in Diritto privato presso l’Università degli Studi di Firenze)


Il contributo, alla luce del quadro normativo previgente all’entrata in vigore dell’art. 145-bis c.a.p., analizza in modo critico il ruolo attribuito alla scatola nera istallata a bordo dei veicoli ai sensi dell’art. 132-ter c.a.p. nella ricostruzione della dinamica del sinistro, quando vi sia discordanza tra i dati raccolti e le dichiarazioni testimoniali assunte a giudizio, al fine di tratteggiare, nel rispetto dei principi sostanziali e processuali vigenti, alla presenza di quali requisiti e mediante l’adozione di quali cautele l’event data recorder possa ritenersi idoneo a fondare in via esclusiva la decisione del­l’Autorità giudiziaria in merito alla responsabilità per danni da circolazione dei veicoli.

Reliability and persuasive power of event data recorder in assessement of damages liability pursuant art. 2054 c.c.

In the light of the framework prior to the adoption of art. 145-bis c.a.p., this paper critically examines the role of a black box installed in the vehicle, pursuant to art. 132-ter c.a.p., in the reconstruction of the dynamics of an accident, when a disagreement between the data collected by the device and the witness statement taken at the trial is issued, in order to outline, in accordance with the substantive and procedural principles currently applied, the requirements and the precautions required for the event data recorder to constitute the sole basis for a judicial decision on liability on road traffic damages.

PROVVEDIMENTO: Il Tribunale ecc. (Omissis). FATTO 1. Con atto di citazione regolarmente notificato il Sig. C.A. avanzava domanda di risarcimento del danno da sinistro stradale patito in data 06.04.2017 attorno alle ore 18:00, mentre, alla guida del motociclo, di proprietà di G.E., percorreva la via C. in direzione R., per aver colliso contro l’autovettura di marca B.M.W., di proprietà di D.G.C. e condotta nell’occasione da A.A., il quale, dopo aver percorso un tratto contromano, compieva una repentina immissione laterale lungo la strada già percorsa dal C.A. e, omettendo di riconoscergli il diritto di precedenza, lo urtava violentemente, procurandogli fratture plurime agli arti, riscontrare dall’Azienda O.P.T., ove C.A. veniva condotto nell’immediatezza. 2. Si costituiva in giudizio la sola U.A., assicuratore del veicolo B.M.W., il quale contestava la ricostruzione avversaria, deducendo che la vettura stesse percorrendo regolarmente la via C. in direzione R. centro quando, giunta all’altezza del palo della luce n. 472, era stata improvvisamente tamponata dal motociclo che sopraggiungeva dallo stesso senso di marcia. Pertanto la responsabilità dell’evento era da attribuirsi esclusivamente all’imprudente e colposa condotta di guida posta in essere dall’attore il quale, avanzando distrattamente ad elevata velocità, aveva urtato con la parte anteriore della moto contro il paraurti posteriore del veicolo antistante, senza mantenere la debita distanza di sicurezza. Tale dinamica dell’occorso risultava comprovata dai rilievi contenuti nel rapporto dei Vigili Urbani intervenuti sul posto e, in particolare, dalla posizione statica dei veicoli coinvolti, dall’ubicazione e dall’entità dei danni rilevati sugli stessi, dalla descrizione dell’area interessata dal sinistro e dalle caratteristiche della località. Inoltre, sulla vettura B.M.W. era installata la scatola nera idonea a tracciare gli urti e la forza di impatto, oltre alla posizione del mezzo nel tempo e nello spazio, e i dati avevano evidenziato che il punto di collisione era ubicato sul paraurti posteriore della vettura e che l’attore, giunto al Pronto soccorso, aveva rifiutato di sottoporsi al prelievo per il dosaggio etilometrico e per sostanze stupefacenti e, infine, che, in ogni caso era da contestare la percentuale d’invalidità permanente indicata nell’atto introduttivo. 3. Pertanto U.A. chiedeva l’integrale rigetto della domanda attorea, per esclusivo addebito della responsabilità del sinistro a parte attrice, la quale, procedendo distrattamente e ad alta velocità lungo la via C., in direzione R. centro, non si avvedeva del sopraggiungere della vettura e la urtava da tergo. 4. Dichiarata la contumacia dei convenuti D.G.C. e A.A. era ammessa la citazione dei testi F.C.M. (la cui escussione era poi rinunciata) e A.R., [continua..]
SOMMARIO:

1. Ricostruzione della vicenda e delineazione dei profili di responsabilità - 2. La difficile prova della dinamica del sinistro, tra presunzioni di responsabilità e valore della prova e per testi - 3. L’efficacia probatoria dell’event data recorder alla luce dei princìpi che governano il processo civile - 4. Rilievi conclusivi - NOTE


1. Ricostruzione della vicenda e delineazione dei profili di responsabilità

Il Tribunale di Roma affronta il tema dello scontro tra veicoli nell’ipotesi in cui uno di questi sopraggiunga da tergo, impiegando quale mezzo di prova determinante ai fini della decisione e, dunque, dell’attribuzione della responsabilità, le risultanze della scatola nera istallata sull’autoveicolo coinvolto. Nella fattispecie de qua il conducente di un motociclo veniva violentemente urtato e travolto da un’autovettura che, a dire del primo, avrebbe effettuato un’immissione laterale nella carreggiata della strada principale, già percorsa dal motociclo, omettendo di riconoscergli il diritto di precedenza, versione dell’accaduto che veniva confermata dalle dichiarazioni del testimone escusso. Tuttavia, acquisiti i dati registrati dalla black box installata sull’auto­vet­tura messi a disposizione dalla società gestrice, la C.T.U. cinematico–mo­dale forniva una diversa ricostruzione dell’evento, evidenziando che l’au­to­vettura non avrebbe compiuto alcuna immissione laterale nella carreggiata ove transitava il motociclo, essendosi limitata a percorre il tratto di strada ove incedeva e dove è avvenuto il sinistro, avanzando tendenzialmente in linea retta e a bassa velocità. Il Tribunale di Roma, ritenendo i dati esaminati dalla C.T.U. sufficientemente affidabili e discostandosi dalla ricostruzione attorea, dalla prova testimoniale e in parte anche dalle dichiarazioni rese dal conducente dell’auto­veicolo medesimo, riteneva il conducente del motociclo l’unico responsabile del sinistro per aver violato, nello specifico, l’art. 141, commi 1, 2 e 3, del Codice della Strada, in combinato disposto con l’art. 142, comma 1, C.d.S., l’art. 149, comma 1, C.d.S., l’art. 348, commi 1 e 2, del Regolamento Attuativo del C.d.S. e l’art. 140, comma 1, C.d.S., che gli imponevano di tenere una condotta di generale cautela, ed escludendo, inoltre, qualsivoglia concorso di responsabilità dell’altro conducente, ai sensi dell’art. 2054 comma 2 c.c., nella causazione del sinistro de quo.


2. La difficile prova della dinamica del sinistro, tra presunzioni di responsabilità e valore della prova e per testi

Procedendo con ordine, è innanzitutto opportuno ricostruire il quadro giuridico all’interno del quale deve esser ricondotta la fattispecie di sinistro sottoposta al giudizio del Tribunale di Roma, all’uopo rilevando il diverso operare dell’art. 2054, comma 2, c.c. e dell’art. 149 C.d.S., a cui conseguono regimi probatori disomogenei. L’art. 2054 comma 2 c.c., nel codificare una presuntio juris di pari responsabilità tra i conducenti, trova notoriamente applicazione sussidiaria quando non sia possibile stabilire chi, nel singolo caso concreto, sia stato l’effettivo ed esclusivo responsabile del danno [1] e, in ipotesi di danno comune, pone a carico di entrambi i conducenti le conseguenze del sinistro. L’art. 149 C.d.S., operando mediante un meccanismo opposto e prevedendo quella che viene – forse impropriamente – definitiva come una presunzione de facto [2], stabilisce un obbligo di prevenzione unilaterale del­l’evento di danno, imponendo generali regole di cautela a colui che sopraggiunga da tergo, in quanto, a causa della propria condizione di signoria e controllo sulle singole circostanze fattuali è, prima materialmente e poi giuridicamente, posto nella condizione di mantenere la dovuta distanza di sicurezza rispetto a chi lo preceda e di evitare l’impatto. Nel primo caso, dunque, ciascuna parte è chiamata a provare la responsabilità altrui e, in difetto, entrambe sopporteranno in parti uguali le conseguenze del sinistro, mentre nel secondo caso, onde andare esenti da responsabilità, al solo conducente del veicolo sopraggiunto, sarà necessario fornire la ben più difficile prova del caso fortuito [3]. L’individuazione della linea di demarcazione che deponga a favore del­l’applicazione dell’art. 2054 comma 2 c.c. o dell’art. 149 C.d.S., con tutte le conseguenze che ne derivano in tema di onere della prova, non appare immediata né soccorre a tal fine la definizione onnicomprensiva di «scontro tra veicoli», autorevolmente individuato in “qualsiasi urto o collisione che avvenga, sia frontalmente, sia di fianco, sia a tergo tra due veicoli in marcia o tra un veicolo in moto e un altro fermo, restando, di regola, giuridicamente irrilevante la distinzione tra veicolo investitore e veicolo investito” [4]. Di conseguenza, soprattutto in ipotesi controverse, [continua ..]


3. L’efficacia probatoria dell’event data recorder alla luce dei princìpi che governano il processo civile

S’inserisce proprio nel solco delle novità high tech a cui si è fatto cenno la previsione del nuovo art. 132-ter c.a.p. [11], in forza del quale alla volontaria istallazione a bordo del veicolo di una scatola nera o di un dispositivo equivalente in grado di registrare i dati di guida, corrisponde una riduzione del premio assicurativo, nei criteri e nel quantum di cui all’apposito regolamento IVASS [12]. Dunque, grazie al «patto» tra assicurato ed assicuratore, avente ad oggetto i dati relativi alla velocità di percorrenza, a talune manovre compiute e alla posizione del veicolo, è oggi più semplice fornire una ricostruzione dettagliata dell’evento di sinistro e ciò sia in fase stragiudiziale che di eventuale contenzioso processuale [13]. Peraltro, proprio il timore di incorrere in sinistri ove la dinamica potrebbe esser accertata dal report della black box, particolarmente difficile da contestare poiché oggettivo e «neutrale», dovrebbe produrre un effetto general-preventivo, inducendo tutti i consociati, anche coloro che non possano o non vogliano servirsi del tool, a mantenere condotte maggiormente cautelative nell’uso della pubblica via e, per l’effetto virandosi di nuovo verso una ripartizione «comune» questa volta non del danno, ma, in chiave anticipatoria, del rischio del sinistro. Tuttavia, fermi restando i vantaggi astratti prodotti dall’impiego delle novità high tech nell’ambito della sinistrosità stradale, non si può prescindere anche da una breve disamina più strettamente processuale della questione, aspetto che nella pronuncia in commento ha assunto una portata determinante, atteso che il Tribunale di Roma fonda la propria decisione, quasi esclusivamente, sulla ricostruzione dell’evento prospettata dal report della scatola nera, privando di valore la diversa ricostruzione testimoniale. Al di là della recente introduzione del discusso art. 145-bis c.a.p., volto ad attribuire nei giudizi civili il valore di piena prova alle informazioni raccolte dall’event data recorder [14], norma che, tuttavia, non sembra poter trovare applicazione nel caso in commento, poiché verificatosi antecedentemente all’introduzione della stessa [15], i dati raccolti dalle black box sono tradizionalmente equiparati alle dichiarazioni provenienti da soggetti [continua ..]


4. Rilievi conclusivi

Nel caso sottoposto al giudizio del Tribunale di Roma, XIII sezione civile, dunque, non sembra che sia stata effettuata una completa valutazione del quadro probatorio offerto, o comunque, della stessa non sembra esser stato sufficiente spazio nella motivazione della sentenza. Forse, alla luce dei principi espressi sul tema da dottrina e giurisprudenza, sarebbe stato opportuno ricostruire con maggior perizia gli antecedenti fattuali dello scontro tra i veicoli alla luce dei mezzi di prova prodotti in giudizio e, dunque, soppesando opportunamente sia le dichiarazioni testimoniali, sia i dati raccolti dal report dell’event data recorder istallato sulla vettura B.M.W. e ciò al fine primario di individuare se nel caso in commento dovesse trovare applicazione l’art. 149 C.d.S. o l’art. 2054, comma 2, c.c., con i conseguenti diversi regimi probatori e di responsabilità. Si aggiunge che, forse, ove fosse residuato un margine di incertezza sulle dinamiche antecedenti al sinistro, come sembra, l’impostazione di una soluzione di ripartizione comune delle conseguenze dello stesso, tra danneggiato ed assicuratore, avrebbe riposto le parti in quella dimensione dialettica che dovrebbe caratterizzare il giudizio e, il giudicante medesimo, nella posizione di valutare liberamente – ma esaustivamente – il quadro probatorio a sua disposizione, compresa l’attendibilità del testimone escusso che, prima del­l’entrata in vigore del nuovo art. 145-bis c.a.p., avrebbe automaticamente potuto privare di efficacia il report della scatola nera. Peraltro, nella pronuncia in commento, ove la prova per testi assunta e le risultanze della scatola nera fornivano ricostruzioni incompatibili della dinamica, ma anche ove è la stessa C.T.U. cinematico–modale a riscontrare talune imprecisioni nel report e ad esprimersi in termini – inevitabilmente – probabilistici, sarebbe stato forse opportuno fornire una motivazione più dettagliata circa i singoli fattori da cui è derivato il – seppur libero – convincimento del Giudice. In conclusione, dunque, la pronuncia in commento consente di sottolineare come la tendenza a creare prove dal valore predeterminato, per legge o per giurisprudenza, per quanto nel settore della circolazione dei veicoli aspiri al condivisibile obiettivo di ridurre la sinistrosità e, di conseguenza, di rispondere al problema delle frodi [continua ..]


NOTE