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In tema di assicurazione per conto altrui

a cura di Marco Rossetti, Consigliere della Corte Suprema di Cassazione

MASSIMA:

L’assicurazione per conto altrui esige la sussistenza di un duplice e diverso interesse: l’interesse dell’assicurato, che è il tipico interesse contrario all’avverarsi del sinistro di cui all’art. 1904 c.c.; e l’interesse del contraente, che non necessariamente deve avere carattere di giuridicità, ma può anche essere solo morale o di fatto.

BREVE COMMENTO:

La sentenza si segnala sia per la particolarità della fattispecie concreta, sia per alcune delle affermazioni di diritto contenute nella motivazione.

La fattispecie concreta sottoposta all’esame della Corte può così riassumersi: una importante società commerciale stipula una assicurazione a favore dei propri manager, in virtù della quale l’assicuratore si obbligava a tenere indenni questi ultimi dalle spese legali che avessero dovuto sopportare per resistere in giudizi scaturenti da “condotte, anche di natura illecita, poste in essere dagli amministratori per conto e nell’interesse della contraente” (non è chiaro se si trattasse di una normale assicurazione della responsabilità civile, d’una assicurazione di tutela legale o d’una polizza c.d. “D&O”, ma ciò è irrilevante per i fini che qui interessano).

Uno dei membri del consiglio di amministrazione della società contraente rilasciò un’intervista radiofonica nella quale rivelò notizie riservate, che incisero negativamente sulla quotazione delle azioni della società assicurata nei mercati finanziari.

In conseguenza di tale vicenda il manager venne raggiunto da una sanzione amministrativa irrogata dall’autorità di vigilanza ed altresì sottoposto a procedimento penale. Sostenne quindi delle spese per la propria difesa, e chiese di essere indennizzato dall’assicuratore per tali spese.

L’assicuratore tuttavia rifiutò l’indennizzo, eccependo che la condotta del manager, dalla quale erano scaturiti i processi nei quali aveva dovuto difendersi, non rientrava nel rischio assicurato, in quanto non era stata tenuta a causa e nell’e­sercizio delle proprie funzioni.

Nel successivo giudizio tra assicurato ed assicuratore si cominciò dunque a discutere come dovesse interpretarsi il contratto, per stabilire se esso coprisse o non coprisse il rischio di dover pagare un avvocato per difendersi dall’accusa di rivelazione di notizie riservate, compiuta in una intervista radiofonica.

Il giudice di merito concluse per la soluzione negativa, e tra i vari argomenti a sostegno di tale [continua..]

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