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Il pagamento del premio: crocevia di interessi spesso in conflitto con la buona fede

Valeria Caputo, Dottoranda di ricerca in Diritto dei consumi presso l’Università degli Studi di Perugia

Il commento esamina il percorso motivazionale seguito dalla Suprema Corte per escludere il diritto all’indennizzo dell’assicurato, vittima di furto della propria autovettura. Le argomentazioni spese, focalizzate sulla funzione del premio, risultano deboli. Si propone pertanto un diverso approccio basato su una maggiore categorizzazione giuridica e sulla buona fede.

Parole chiave: Assicurazione – premio – sospensione – condizione legale – eccezione di inadempimento – rinuncia tacita – buona fede.

The payment of the insurance premium: crossroad of interests often at odds with good faith

The comment on the decision of Supreme Court considers the reasoning of the Judges in order to ensure no compensation to the insured, victim of car theft. The arguments used, focusing on the function of the insurance fee, seem vulnerable. A different view could be taken, based on grater legal categorisation and good faith.

Keywords: Insurance – fee – suspension – legal condition – exception of non-performance – tacit waiver – good faith.

MASSIMA:

La sospensione dell’assicurazione per mancato pagamento del premio costituisce l’oggetto di eccezione in senso lato.

La volontà di rinunciare a tale sospensione richiede un comportamento univoco dell’assicuratore, non può essere desunta dalla mera accettazione del pagamento tardivo.

PROVVEDIMENTO:

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. P.F. convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Avellino Unipol Sai Assicurazioni s.p.a. chiedendo la condanna al pagamento dell’indennizzo dovuto per l’assicurazione contro il furto della propria autovettura. Il Tribunale adito rigettò la domanda. Avverso detta sentenza propose appello il P. Con sentenza di data 3 aprile 2019 la Corte d’appello di Napoli rigettò l’appello.

2. Osservò la corte territoriale che il certificato di assicurazione, privo di quietanza di pagamento del relativo premio, non costituiva prova della copertura assicurativa al momento del furto e che pertanto in mancanza della prova dell’effettività e tempestività del pagamento del premio la garanzia assicurativa doveva ritenersi sospesa ai sensi dell’art. 1901 c.c., comma 2. Aggiunse che l’assicuratore non aveva l’onere di provare il fatto alla base della contestazione di tempestività del pagamento della rata di premio, trattandosi di profilo afferente alla sussistenza del diritto dell’assicurato, i cui presupposti dovevano essere provati da quest’ultimo, e che, quanto al motivo di appello relativo alla tardiva costituzione dell’assicuratore nel giudizio di primo grado (con conseguente decadenza dalla possibilità di proporre l’eccezione di inadempimento), l’assenza della quietanza di pagamento ineriva ad una mera difesa, stante l’onere probatorio a carico dell’assicurato.

Osservò infine che la rinuncia dell’assicuratore agli effetti della sospensione non poteva essere desunta dall’avere l’assicuratore accettato il tardivo pagamento del premio, ma doveva ricorrere una specifica espressione di rinuncia, nella specie insussistente.

3. Ha proposto ricorso per cassazione P.F. sulla base di tre motivi. La causa è stata rimessa dalla Sezione Terza alla pubblica udienza ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., u.c. Il Pubblico Ministero ha presentato le conclusioni scritte. È stata presentata memoria.

Diritto

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Sommario:

1. La funzione del premio: tra economia e diritto - 2. L’art. 1901 c.c.: tra categorie generali e peculiarità - 3. Accettazione tardiva del premio, interpretazione e buona fede - 4. Conclusioni - NOTE


1. La funzione del premio: tra economia e diritto

Il mercato assicurativo costituisce un angolo visuale privilegiato da cui osservare l’intersecazione tra economia e diritto. L’attività di negoziazione dei rischi, che sono chiamate a svolgere le imprese del settore, necessita di particolare prudenza economico-organizzati­va [1]. Che una certa premura sia indispensabile per la sopravvivenza di ogni entità imprenditoriale è un fatto notorio. Ciò che, invece, si discosta dalle regole di mercato è il penetrante controllo pubblico cui sono assoggettate. L’attività assicurativa può essere esercitata solo dalle imprese autorizzate dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), autorità che dispone di ampi poteri, idonei a rendere effettiva la tutela del risparmio di cui all’art. 47 Cost [2]. Le compagnie che operano in questo ambito devono dotarsi anticipatamente delle risorse economiche necessarie a corrispondere la copertura assicurativa quando il rischio si converte in sinistro [3]. In altri termini, nello stabilire le proprie tariffe, devono poter essere sicure che i premi incassati saranno sufficienti per far fronte ai sinistri futuri [4]. La scelta di costruire l’attività assicurativa a ciclo produttivo invertito, anche se in controtendenza, si rivela l’unica percorribile in tale contesto. Solamente in questo modo le compagnie possono neutralizzare i rischi che assumono e, di conseguenza, non mettere sotto scacco l’intero mercato. Il principale alimento di questo sistema, definibile quasi autopoietico, è l’attività contrattuale, strumento giuridico con cui una parte, per esigenze di sicurezza, cede all’altra il proprio rischio sacrificando una parte dei risparmi. Queste premesse consentono di mettere a fuoco la duplice anima del premio, somma di denaro che l’assicurato corrisponde alla compagnia per ottenere l’indennizzo al verificarsi del rischio descritto nella polizza. Sotto un profilo giuridico, è l’obbligazione principale cui è tenuto l’assi­curato in virtù del contratto. La polizza può prevedere il pagamento di un premio unico, pagato in un’unica soluzione all’inizio del contratto, o di premi periodici, che possono essere di ammontare costante o crescente [5]. Muovendo da una prospettiva economica, il premio costituisce la [continua ..]

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2. L’art. 1901 c.c.: tra categorie generali e peculiarità

Dallo studio della disciplina del contratto assicurativo balza agli occhi la rilevanza riconosciuta dal legislatore al premio, concepito come il “polmone” del negozio. La sentenza in commento ruota attorno al secondo comma dell’art. 1901 c.c., norma interessante sia a livello di fattispecie che di sistema. La disposizione prevede che: “Se alle scadenze convenute il contraente non paga i premi successivi, l’assicurazione resta sospesa [8] dalle ore ventiquattro del quindicesimo giorno dopo quello della scadenza”. Nel caso di specie, la compagnia assicurativa si rifiuta di corrispondere l’indennizzo per il furto dell’autovettura dell’assicurato, reputando la copertura assicurativa sospesa per mancanza del pagamento del premio al momento dell’evento. L’assicurato, invece, assume che l’assicuratore, avendo accettato il premio tardivamente, abbia rinunciato alla sospensione e, pertanto, sia tenuto a indennizzarlo. Al fine di inquadrare la vicenda e, di conseguenza, comprendere le statuizioni della Suprema Corte, giova “sviscerare” dogmaticamente il contenuto dell’art. 1901, secondo comma, c.c. La dicitura “resta sospesa” ha fatto sorgere molti dubbi interpretativi circa l’individuazione del momento in cui il contratto di assicurazione si possa ritenere efficace. Al pari degli altri tipi negoziali, il contratto di assicurazione è concluso quando il proponente è a conoscenza dell’accettazione della sua proposta. Appartenendo alla species dei contratti consensuali, si perfeziona per effetto del mero accordo. Una volta concluso, però, non può ritenersi per ciò solo produttivo di effetti. Dalla littera legis sembra che il pagamento del premio costituisca l’e­vento posto in condizione dalla legge per l’efficacia del contratto. Tale congegno, utilizzato di rado dal legislatore, consente la tutela di interessi [9] che il contratto potrebbe compromettere [10]. Ci si interroga, tuttavia, se l’efficacia sospensiva operi in senso unidirezionale o bidirezionale. Secondo la tesi maggioritaria [11], l’efficacia del negozio è sospesa e subordinata al pagamento del premio solo per l’assicuratore. Resterebbe sospesa l’assicurazione strictu sensu, cioè l’obbligazione di corrispondere la garanzia assicurativa nel caso di verificazione del [continua ..]

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3. Accettazione tardiva del premio, interpretazione e buona fede

L’importanza sistematica del meccanismo della sospensione di cui all’art. 1901 c.c. non esclude che la compagnia assicurativa possa manifestamente o tacitamente rinunciarvi. Ciò sarebbe avvenuto, secondo la tesi dell’assicurato, proprio nel caso in questione. All’accettazione del premio, seppur pagato tardivamente, non può che attribuirsi un significato abdicativo del diritto. Dall’analisi della sentenza emerge quanto il diritto sia “analisi del linguaggio” [25]. La forma in senso lato, quale veicolo di comunicazione tra i consociati [26], assume rilevanza in ogni settore dell’ordinamento giuridico. Un valore fondamentale lo acquista in quello civilistico, dove a far da padrona è l’autonomia dei privati [27]. Di fatto, l’attività ermeneutica dei giudici spesso si focalizza sui comportamenti delle parti contrattuali, in quanto manifestazioni più o meno esplicite di volontà. Nella sentenza annotata, la Corte di Cassazione si è interrogata sulla compatibilità di un’accettazione senza riserve del premio tardivo da parte dell’assicuratore con la volontà dello stesso di non avvalersi della sospensione di cui all’art. 1901 c.c. In altre parole, si pone il problema dell’ammissibilità di una volontà abdicativa di un effetto favorevole riconosciuto dalla legge attraverso facta concludentia [28]. La giurisprudenza, recentemente [29], in materia locatizia ha affermato che i diritti disponibili, anche se inseriti in un sinallagma contrattuale, possono essere oggetto di rinuncia e tale rinuncia può essere effettuata a mezzo di fatti concludenti. In ambito assicurativo questo aspetto è più controverso. Ad un orientamento speculare [30], secondo cui l’assicuratore non può essere esonerato dall’obbligo di corrispondere la garanzia assicurativa ove ciò sia contrario a buona fede, si contrappone un indirizzo più rigoroso [31]. Quest’ultimo richiede chiarezza e univocità nella manifestazione di volontà. Essa deve essere ricognitiva del diritto all’indennizzo spettante all’assi­curato, non può essere desunta dalla tardiva accettazione del premio; l’iner­zia e qualsivoglia comportamento “neutro” non sono compatibili con una manifestazione di volontà [continua ..]

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4. Conclusioni

Da quanto esposto, sembra potersi constatare una tendenza della giurisprudenza a interpretare le questioni giuridiche relative ai contratti assicurativi in maniera squisitamente economica. Non vi è dubbio che le peculiarità connesse all’esercizio dell’attività assicurativa [34] si riverberano sui contratti stipulati dalle imprese. Cionondimeno, sarebbe stato opportuno uno sforzo ermeneutico maggiore in merito alla sospensione ex art. 1901, comma 2, c.c. Una chiara riconducibilità al meccanismo della condizione legale operante in senso unidirezionale avrebbe evitato la confusione tra il piano del­l’efficacia e quello dell’esecuzione contrattuale. In più, sarebbe stata meno lapalissiana la spendita della medesima argomentazione – funzione del premio – per confutare ogni doglianza dell’assicurato. L’unico caso in cui questa motivazione si lascia apprezzare è quello relativo all’eccezione di sospensione [35], questione squisitamente processuale che – in quanto strumentale [36] al diritto sostanziale – fa ingresso nella causa e giustifica la sovrapposizione dei rami giuridici [37]. Assolutamente condivisibile l’approccio di valorizzare le peculiarità del mercato assicurativo con riferimento a questo profilo. D’altronde la rilevabilità d’ufficio dell’eccezione risponde proprio alla ratio di tutelare interessi “superiori” che in questo caso sono ravvisabili nella sostenibilità del mercato assicurativo. Convince meno l’adesione all’orientamento più “rigoroso” circa il comportamento da cui può desumersi la rinuncia alla sospensione da parte della compagnia assicurativa. Un approccio che richiede una espressa volontà abdicativa appare troppo rigido, dissonante con la speditezza dei traffici giuridici. In più, si allontana dalle esigenze di tutela dell’assicurato [38], contraente considerato debole [39] in primis dal legislatore del ‘42 che ha indicato, nel-l’art. 1932 c.c., le disposizioni che possono essere derogate in senso più favorevole all’assicurato [40]. Un soggetto, identificato come individuo prima ancora che cittadino [41], che si rivolge al sistema assicurativo per far fronte ai propri bisogni e necessita di premure. La forte onda solidaristica [continua ..]

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NOTE

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