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Accertamenti strumentali e colpo di frusta

Giorgiomaria Losco

Sul tema delle c.d. microlesioni, delle quali il c.d. colpo di frusta è spesso indicato come causa scatenante, si sono manifestate non univoche letture giurisprudenziali rispetto alle indicazioni normative recenti finalizzate a razionalizzare proprio questi fenomeni di non facile o controversa determinazione; alcune altre indicazioni ermeneutiche sono state elaborate dagli operatori del settore facendo ricorso a tecniche di misurazione dei valori ergonomici sottesi all’eventuale valutazione dell’efficienza lesiva dell’evento che origina tale diffusa patologia invalidante.

Diagnostic investigation and whiplash

On the subject of micro-lesions, of which whiplash is often referred to as the trigger, there have been interpretations of jurisprudence other than recent normative indications aimed at rationalising precisely these phenomena of not easy or controversial determination; some other hermeneutic indications have been elaborated by the operators of the sector using techniques of measurement of the ergonomic values as the possible assessment of the injurious efficiency of the event that originates this widespread disabling pathology.

Ancora una volta la Suprema Corte regolatrice [1] ha dovuto occuparsi del dibattuto tema scaturente dalla necessità di dover accertare e liquidare lievi danni alla persona (le cc.dd. microinvalidità), originate da “colpi di frusta”, in considerazione, soprattutto, delle varie e non sempre coordinate disposizioni legislative succedutesi in materia sulla vexata quaestio della loro individuazione e valutazione.

La questione, peraltro, non è nuova perché se ne discusse (e si discute ancora), sia in ambito strettamente giuridico, con particolare riguardo alla prova del nesso causale tra evento dannoso e sue verosimili possibili conseguenze, sia in ambito medico-legale, con riguardo alla verificabilità medica della lesione nonché alla effettività o meno del carattere della permanenza (ovvero mera temporaneità) dell’infermità e dei postumi reliquati.

A latere dell’aspetto meramente tecnico, il problema di fondo è stato da sempre legato ai costi soprattutto assicurativi perché l’apparente inspiegabilità della frequenza di questo tipo di lesioni, connessa spesso ad ogni tipo di urto veicolare da tergo, incidendo sul rapporto premi/sinistri, ha portato a notevoli incrementi (specie in determinate aree geografiche) dei premi delle polizze di responsabilità civile auto.

Paragonando i dati di frequenza statistica italiani con quelli del resto d’Europa, qualcuno, ironicamente, si era chiesto come mai il collo degli italiani fosse più delicato e fragile di quello degli altri abitanti della UE, oppure, più realisticamente, si è ritenuto che proprio la difficile verifica di questo tipo di lesioni (1 o 2 o 3 punti di invalidità permanente generalmente e “largamente” attribuibili a questa infermità) risultasse foriera di fenomeni speculativi fondati sulla possibile o meno verifica concreta del fenomeno [2] con la conseguenza – anche giudiziaria – di un fatalistico e quasi rassegnato quid risarcitorio, riconoscibile e riconosciuto in via stragiudiziale anche al fine di evitare onerose spese di lite.

A margine, quindi, delle tante battaglie, in giudizio ed extra giudiziariamente (con perizie, CTU, e lunghe trattative) o delle supine assuefazioni al­l’automatico punto di invalidità permanente parziale (IPT) pro bono pacis a fronte del costo dei processi e della loro assoluta incertezza sugli esiti, i vari interventi legislativi nell’ultimo ventennio hanno cercato di eliminare proprio tali aree di perigliosa opinabilità e discrezionalità ed i loro ingovernabili effetti [continua..]

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