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Corte Suprema di Cassazione (Sez. III) 8 ottobre 2019, n. 25033 (Pres. Vivaldi, Est. Giaime GuizzI) P.M. Soldi (diff.) – S. (avv. Malafronte) c. C.

MASSIMA

Ai sensi dell’art. 141 d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209, la persona trasportata può avvalersi dell’azione diretta nei confronti dell’impresa di assicurazioni del veicolo sul quale viaggiava al momento del sinistro soltanto se in quest’ultimo siano rimasti coinvolti, pur in mancanza di un urto materiale, ulteriori veicoli. (Nella fattispecie, la S.C. ha escluso l’azione diretta del terzo trasportato a bordo di un motoveicolo che aveva subito una brusca caduta al suolo) (1).

 

PAROLE CHIAVE: assicurazione obbligatoria autoveicoli - terzo trasportato - azione diretta ex art. 141 D.lgs n. 209/2005

(Sentenza impugnata: Trib. Torre Annunziata 30 maggio 2016)

INDICAZIONI

(1) Non vi sono precedenti in termini nella giurisprudenza di legittimità.

Quella qui in rassegna è una decisione che ha grande importanza sul piano teorica, ma è destinata a produrre pochi o nessun effetto sul piano pratico.

Sul piano pratico, infatti, poco importa al passeggero rimasto vittima d’un sinistro stradale che, ove questo non abbia coinvolto altri veicoli, non potrà invocare nei confronti del vettore la presunzione di cui all’art. 141 cod. ass. Il trasportato, infatti, può sempre invocare nei confronti del vettore la presunzione di cui all’art. 2054, comma 1, c.c., la quale allo stesso modo dell’art. 141 cod. ass. ribalta sul con­ducente l’onere di provare di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno, ed ovviamente tale presunzione sarà invocabile anche nei confronti dell’assicuratore del responsabile. Anzi, sotto alcuni aspetti la presunzione di cui all’art. 2054 c.c. è più vantaggiosa per il trasportato, rispetto alla previsione di cui all’art. 141 cod. ass., dal momento che quest’ultima norma limita la responsabilità dell’assicuratore del vettore al “massimale di legge”, mentre il combinato disposto degli artt. 2054 c.c. e 144 cod. ass. (l’ipotesi, per così dire, “ordinaria”) consente al danneggiato di invocare l’eventualmente più elevato massimale di polizza.

Sul piano teorico la decisione tuttavia è di grande rilievo, perché circoscrive, e non di poco, l’ambito applicativo dell’art. 141 cod. ass. Il che se da un lato non può dirsi un male in sé (ad avviso unanime della dottrina, l’art. 141 cod. ass. ha creato più problemi di quanti non ne abbia risolti, e generato più contenzioso di quanto ne abbia prevenuto), dall’altro tuttavia tale compressione della portata della norma in esame appare fondata su basi fragili. La lettera dell’art. 141 cod. ass., non è risolutiva né in un senso, né nell’altro, e quanto all’argomento “finalistico” speso dalla Corte (“se il sinistro non ha coinvolto altri veicoli, non v’è necessità dell’istituto di cui all’art. 141 cod. ass., poiché il danneggiato è già tutelato dall’art. 2054, comma primo, c.c.”), ad esso pare agevole replicare che prova troppo: ed infatti persino se il sinistro coinvolgesse cento veicoli, il danneggiato potrebbe invocare l’art. 2054, commi 1 e 2, c.c., nei confronti di ciascuno dei conducenti coinvolti.

Per l’affermazione secondo cui l’art. 141 cod. ass. pone a carico dell’assicura­to­re del vettore una mera presunzione semplice, che può essere vinta dalla dimostrazione che il sinistro è stato causato da un altro veicolo o dalla vittima stessa, si veda l’ampia motivazione “sistematizzante” di Cass. 13 febbraio 2019, n. 4147, in questa Rivista, 2019, II, 195.

 

 

La Corte, ecc. (Omissis).

FATTI DI CAUSA

  1. R.S. ricorre, sulla base di due motivi, per la cassazione della sentenza 28 maggio 2016, n. 1541, del Tribunale di Torre Annunziata, che – rigettando il gravame da essa esperito contro la sentenza 13 novembre 2012, n. 1554, del Giudice di pace di Torre Annunziata – ha confermato la declaratoria di inammissibilità del­l’azione ex art. 141 cod. ass. esercitata dall’odierna ricorrente.
  2. Riferisce, in punto di fatto, l’odierna ricorrente di aver convenuto in giudizio, innanzi al Giudice di pace torrese, V.C. e la società INA Assitalia S.p.A. (oggi Generali Italia S.p.A.), per sentirli condannare, in solido o alternativamente, ai sensi dell’art. 141 cod. ass., al risarcimento dei danni derivati dalle lesioni personali patite in conseguenza di un sinistro occorsole, il 15 gennaio 2011 in Boscoreale, mentre viaggiava a bordo di un motoveicolo, che subiva una brusca caduta al suolo, mezzo condotto da tale F.LaR. e di proprietà della C.

Nella contumacia di quest’ultima, si costituiva in giudizio, invece, la società assicurativa, tramite la mandataria, società Generali Business Solutions S.c.p.a., che eccepiva l’improcedibilità e inammissibilità della domanda risarcitoria, stante la non applicabilità dell’art. 141 cod. ass., in un caso, come quello presente, di sinistro stradale non consistito nello scontro tra due o più veicoli.

Dichiarata, su tali basi, inammissibile la domanda dal primo giudice, la sentenza veniva appellata dalla S. innanzi al Tribunale di Torre Annunziata, che, tuttavia, respingeva il gravame, confermando l’impugnata decisione.

  1. Avverso la sentenza del Tribunale torrese ha proposto ricorso per cassazione la S., sulla base di due motivi.

3.1. Il primo motivo – proposto ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. – ipotizza violazione e/o falsa applicazione dell’art. 141 cod. ass., nonché dell’art. 111, comma 1, Cost.

Si assume che il solo presupposto per poter conseguire il risarcimento del danno, ai sensi dell’art. 141 cod. ass., consisterebbe nel trasporto, prescindendosi del tutto dall’accertamento delle responsabilità dei conducenti coinvolti nel sinistro. Non costituirebbe, pertanto, condizione applicativa della norma suddetta neppure il coinvolgimento di almeno due veicoli nel sinistro; si tratterebbe di interpretazione, questa, che trova conforto nella giurisprudenza di legittimità (sono citate: Cass., Sez. III, sentenza 2 agosto 2016, n. 16037, non massimata; Cass., Sez. III, sentenza 30 luglio 2015, n. 16181, Rv. 636047-01; Cass., Sez. III, sentenza 19 novembre 2007, n. 23918, Rv. 600576-01), non meno che in quella costituzionale (Corte Cost. sentenza 10 giugno [continua..]

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